mercoledì 10 settembre 2014

Intervista a Franco Filiberto



Dopo varie esperienze con racconti e storie brevi, Franco Filiberto è arrivato al suo romanzo di esordio.
Appassionato di paracadutismo ed immersione subacquea, ama i viaggi, l’arte, l’enigmistica e la lettura. Coltiva con caparbietà la passione per la scultura.

Sito web o altro sito dell’autore:

Book trailer:


Il libro: Le ali sulla pelle


Aaron, uno psichiatra russo, viene a conoscenza di un segreto dai "racconti" di un suo paziente durante una tormentata serie di sedute terapeutiche, segreto che riuscirà a custodire fino alla morte. Quando il corpo dello psichiatra verrà trovato in un parco del Nord Italia il caso sarà affidato al commissario Pandolfi che, con la sua squadra, sarà costretto a muoversi in un mondo sfuggente, pieno di insidie e di sospetti.
Quando le indagini giungeranno al loro epilogo, la giustizia si scontrerà con reticenze e omissioni fino a quando un ultimo, imprevisto bagliore illuminerà, per un attimo ancora, i protagonisti di ieri e di oggi.





CASA EDITRICE: Zerounoundici Edizioni (Varese) www.0111edizioni.spruz.com/
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2014
GENERE: Giallo
PAGINE : 234
PREZZO: Euro15,70

Il libro in forma cartacea o in versione EBook è acquistabile sui più noti store on line o presso la casa editrice.
Questi per elencarne alcuni:


Conosciamo meglio l’autore e la sua opera…


D: Benvenuto ad Autori Sul Web! Vuoi parlaci un po’ di te in generale?
R: Un saluto a tutti e un grazie a te per l’opportunità. Su di me non c’è poi tanto da dire. Sono nato nel luglio del 1948  in Calabria. Per circa dieci anni sono stato ufficiale presso la Brigata paracadutisti Folgore a Pisa e Livorno. Attualmente vivo e lavoro a Pisa dove svolgo, nella mia agenzia, l’attività di pubblicitario con propensione per l’Art direction. Mi piace la scultura, il cinema, la fotografia e, più in generale, tutte le forme di espressione artistica.

D: Trame, personaggi e ambientazioni. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R:  E’ una passione che nasce da lontano anche se, fino ad oggi, si è limitata a racconti o storie brevi alcuni dei quali sono ancora in qualche cassetto. Dire che fino ad ora ‘non ho avuto tempo’ per scrivere può sembrare una battuta, ma non lo è.
Poi ha preso il sopravvento la voglia di raccontare, il fascino di creare ambienti e accadimenti inesistenti e renderli credibili, la possibilità di dare vita a personaggi immaginari e disegnare i loro caratteri, le loro paure, i loro pregi e i loro difetti.

D: Quali generi, autori o situazioni ti hanno maggiormente influenzato?
R: Ho cominciato a leggere e ad appassionarmi alla lettura molto presto e la letteratura gialla era molto presente nella libreria di casa. Credo che ognuno dei libri che ho letto mi abbia lasciato qualcosa e, in qualche modo, abbia influenzato il mio modo di scrivere. Negli ultimi anni ho iniziato ad appassionarmi ai giallisti nordici e fra questi Henning Mankel, Jo Nesbo, Asa Larsson  sono fra quelli che apprezzo maggiormente anche se mi sento più vicino ai giallisti italiani che sono molti e molto validi. 

D: Passiamo al tuo libro. Come è nata l’idea? Hai condotto delle ricerche per scriverlo?
R: Avevo un’idea che mi girava in testa da molto tempo, un’idea allo stato embrionale che prendeva spunto da alcuni fatti dei quali ero venuto a conoscenza.
La storia vera e propria stentava a prendere forma fino a che, in occasione di un viaggio in Russia, si è accesa la fatidica lampadina. Da quel momento in poi tutto è stato più facile e la storia ha preso forma e consistenza, si è arricchita di personaggi e di situazioni, di tutti quei dettagli che in un thriller sono un fatto essenziale. Per quanto riguarda le ricerche, ci sono state, specialmente in campo psichiatrico, disciplina questa che gioca un ruolo importante nella narrazione e della quale ero completamente a digiuno.

D: A chi ti ispiri quando crei i tuoi personaggi? E, soprattutto, cosa provi per loro?
R: I personaggi del mio romanzo sono in parte persone esistenti ed in parte frutto della fantasia. Per questi ultimi è bastato guardarmi intorno ed osservare comportamenti, manie, modi di fare, espressioni e qualche tic per avere elementi sufficienti per costruire i miei personaggi. C’è un momento nel quale si ha la sensazione che si animino realmente e pian piano comincino a pensare e ad agire in modo autonomo. A me non rimane che seguirli da vicino e raccontare…

D: Quando ti siedi a scrivere una storia, tracci prima una scaletta o segui piuttosto un’idea? 
R: Sono assolutamente refrattario ad impiegare schemi e scalette preconfezionate anche perché so che non riuscirei a rispettarle. Preferisco seguire l’idea di base e vedere cosa nasce, come si trasforma, in quali e quanti rivoli si separa. Insomma, sono convinto che ogni storia abbia una vita propria e il mio compito sia soprattutto quello di raccontarla nel modo più coinvolgente possibile.

D: Emozioni e considerazioni. C’è un messaggio che vuoi trasmettere al tuo pubblico?
R: Vedere il proprio lavoro stampato è un’emozione molto forte, vederlo casualmente in mano ad una persona che lo legge non è da meno. Leggere poi le recensioni, alcune veramente entusiasmanti, è una soddisfazione impagabile che rinnova la forza e la determinazione a cominciare di nuovo, a seguire una nuova idea.
Al mio pubblico non voglio trasmettere alcun messaggio anche se dentro ogni storia c’è una parte della vita, delle emozioni, dei sentimenti e delle debolezze di chi scrive. Questo è quello che regalo volentieri a tutti i lettori.

D: Prossimi progetti, o lavori in fase di realizzazione?
R: Sto lavorando ormai da molti mesi a un nuovo romanzo e credo di essere a un buon punto. La parte strutturale della storia è completata, ora si tratta di limare e ritoccare.
Di più preferisco non dire non per la scaramanzia dello scrittore alla quale credo poco ma, piuttosto, per introdurre un po’ di suspense. Per un giallista è quasi un obbligo.