domenica 2 febbraio 2014

Intervista a Giovanni Nebuloni

Giovanni Nebuloni vive e lavora a Milano. È traduttore da varie lingue ed è il fondatore della corrente letteraria Fact-Finding Writing, scrittura conoscitiva. Dopo La polvere eterna (Edizioni di LucidaMente, 2007), Il disco di Nebra (inEdition Editrice, 2008), Fiume di luce (Il Filo, 2008), Dio a perdere (Prospettiva Editrice, 2011), Il Signore della pioggia (I libri di Emil, 2012), Viaggi inattesi (Amande, 2013). Questo è il suo settimo romanzo.


https://www.facebook.com/pages/giovanni-nebuloni-Fact-Finding-Writing/307048589324378

https://www.facebook.com/#!/groups/362847797142849/



Il romanzo: "L'umile forma dell'immortalità"


“I violini delle nostre orchestrine pescano i fili dell’universo che risplendono nel buio. I nostri violini sono la costante cosmologica, la costante dell’universo… Forme concettuali, queste, forse difficili da comprendere, ma il nostro linguaggio non è così forbito e noi non abbiamo la parola. Cioè, non abbiamo un peso sociale, non abbiamo alcuna rilevanza fra gli altri uomini. Non disponiamo nemmeno d’una tradizione libresca, una cultura scritta, e tramandiamo la nostra cultura oralmente.”
Un thriller internazionale ambientato in Italia, Ungheria, Romania, Stati Uniti, Egitto, Israele, Kashmir e che s’avvia con l’uccisione di un responsabile di divisione dell’Interpol romana. Il sicario crede d’essere al soldo d’una organizzazione sovversiva, ma non è così: dietro ci sono post-transumanisti che perseguono l’acquisizione, anche con metodi scientifici, dell’immortalità.



CASA EDITRICE: Odoya – I libri di Emil http://www.ilibridiemil.it
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2014
GENERE: segue la corrente letteraria dell'autore, cioè Fact-Finding Writing, scrittura conoscitiva, ed è un thriller internazionale
PAGINE: 340
PREZZO: 16 Euro

Il libro è reperibile tramite Distribuzione Messaggerie, e pertanto richiedibile e ottenibile in tempi brevi da qualsiasi libreria.

Oppure si può trovare sul sito: http://www.ilibridiemil.it/index.php?main_page=product_book_info&products_id=657&zenid=vcg7r23eof8sbl2pc8d409op13

Tramite e-mail: direzione@ilibridiemil.it

Tramite telefono: 051 4981340 – 051 474494

 

E ora, le domande…

D: Felice approdo ad Autori Sul Web! Per iniziare, ti va di parlaci un po’ di te in generale?

R: Ho pubblicato i 7 romanzi di cui sopra e nel 2010 ho fondato la corrente letteraria Fact-Finding Writing, scrittura conoscitiva o scrivere per conoscere.
Vorrei soffermarmi un momento sulla Fact-Finding Writing anche perché è una novità assoluta nel panorama letterario non solo italiano.
La Fact-Finding Writing è innanzitutto un approccio allo scrivere, cioè comporta il mettersi al computer o il prendere una penna e scrivere per cercare di scoprire qualcosa di nuovo, che quantomeno prima non c’era. Per Italo Calvino, “Scrivere è nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto”, per me invece la scoperta deve avvenire prima, mentre si scrive e nessuno, in precedenza, ha abbozzato e consolidato una corrente letteraria anche soltanto simile... Sebbene con la FFW non abbia fatto altro che formalizzare quanto era presente – non individuato, e tanto meno delineato – in diversi autori, a iniziare da Omero (anche Omero con i dei e i miti intendeva andare oltre la conoscenza del suo tempo), per arrivare a Dante (La divina commedia non è una ricerca di conoscenza?), Shakespeare (ad esempio, La tempesta), Leopardi (ad esempio, L’infinito), Verne, Poe, Lawrence Durrell (I quartetti di Alessandria e Il quintetto di Avignone), Michael Crichton... Questi autori scrivevano – credo inconsapevolmente – per conoscere. La novità più importante della FFW è dunque averla definita – finalmente – così come l’ho definita... la mia della FFW è una scoperta, non è un’invenzione.
L'ispiratore della FFW è stato Edgar Allan Poe
Era il 2009 e continuavo a pensare a Eureka di Edgar Allan Poe. Stavo scrivendo "Dio a perdere", che sarebbe diventato il quarto dei sei romanzi per il momento pubblicati e mi accorsi che già col primo romanzo, "La polvere eterna", stavo scrivendo per conoscere. Nel 1848, con Eureka Poe scriveva della dinamicità dell’universo e del principio antropico. Edgar Allan Poe, un narratore – geniale, ma, en passant, non un intellettuale e invece un artista – precorreva alcune scoperte scientifiche che si sarebbero svelate soltanto in seguito, cinquanta anni dopo almeno. E riflettevo che nel corso dell’evoluzione della vita sulla terra, l’uomo non si sarebbe distinto tanto se, contemporaneamente all’hardware, il cervello, non avesse sviluppato il software della comunicazione. Il suo linguaggio, dapprima soltanto verbale, grazie a più raffinati scambi e acquisizioni di dati, gli consentì di comporre informazioni e di crescere e apprendere. Su questa base, con la successiva introduzione della sempre più sofisticata scrittura, l’uomo oltrepassò l’effimero della parola pronunciata, fissando così, per un determinato tempo, le idee e le emozioni. Si trattava di un’espressione che, dovendo stare al passo con il progresso più mentale che anatomico del proprio essere, gli era divenuta imprescindibile e comunque, per coloro che vennero dopo, non fu più necessario vivere un’esperienza per conoscerla. Ecco, con modalità naturali e chiare e in tutta onestà, una persona che ha storie da raccontare tramite la scrittura, un narratore del XXI secolo deve indossare le vesti strette e rigorose del filosofo e dello scienziato, e tendere a espandere la comprensione dell’umanità in generale.

Si sperava di raggiungere qualcosa con la filosofia (praticamente deceduta con Heidegger), con la scienza (già Galileo diceva che la scienza è una lavagna che si scrive alla sera e che si cancella alla mattina e fra cinquanta anni la relatività ristretta e generale, anche la fisica quantistica saranno almeno in parte confutate), con la religione (ma è una questione di fede, non di rispondenza a fatti), con pratiche più o meno esoteriche (per chi ci crede senza poter dimostrare nulla razionalmente).
Rispetto alle discipline e alle attività di cui sopra, la letteratura, cioè un romanzo o un racconto, pure una poesia, può comprendere anche formule matematiche, la descrizione di un dipinto, uno spartito musicale, un piano sequenza cinematografico, ma il contrario non è vero. Siamo diventati ciò che siamo con il linguaggio scritto e ritengo che lo stesso linguaggio scritto apporterà qualcosa alla conoscenza globale. En passant, intendo la letteratura assimilabile alla scultura: il materiale, il blocco di marmo, c’è già, ed è l’essere del narratore.

Il perché del nome Fact-Finding Writing


Mi domandai come chiamare questo indirizzo culturale e ricordai che “Fact-Finding Writing” è un’espressione utilizzata nel linguaggio forense americano, per indicare l’indagine sui fatti durante un procedimento giudiziario. Decisi di prendere tale espressione e rivolgerla all’indagine universale, che solo la letteratura può svolgere. Inoltre, gli statunitensi ci intendono spesso come una colonia. Ma ci hanno “rubato” molti termini, dal latino (post scriptum, plus, sic, exempli gratia, id est, etc...), e dall’italiano (spaghetti, maccaroni, pizza...). Io ho voluto “rubare” qualcosa a loro, modificandolo a mio piacimento, senza però corrompere il significato originario. E poi l’inglese sta diventando sempre più la lingua universale e non c’è un italiano che non mastichi, almeno un poco, la lingua di Shakespeare.

Lo stile della Fact-Finding Writing

Nello stile, si privilegia la storia – appunto per la conoscenza – e si cerca di avvicinare il linguaggio letterario a quello cinematografico. I dialoghi stringati, anche senza didascalie, vorrebbero tendere a far sì che la pagina su carta o a video venga percepita come “una visione continua”, cioè come un film.

D: Veniamo alla parte letteraria. Come nasce la tua passione per la scrittura?
 

R: Credo d'avere storie da raccontare. Scrissi il primo romanzo breve (non pubblicato) a diciassette anni.

D: Quali generi o autori ti hanno più influenzato?
 

R: Autori, non generi. Soprattutto: Shakespeare, Verne, Poe, Proust, Dostoevskij, Lawrence Durrell, Dashiell Hammett, Henry Miller, Yukio Mishima, Michael Crichton...

D: E ora passiamo al romanzo. Da dove nasce l’idea? Hai svolto ricerche particolari? 

R: Non so mai dove e come nasce l'idea di un nuovo romanzo: seguo una traccia che mi sembra interessante. A volte l'abbandono, a volte no e allora approfondisco e il romanzo si forma. Nel caso di “L'umile forma dell'immortalità” la traccia era che intendevo scrivere qualcosa di inerente i Re Magi, ma traccia che abbandonai in pratica interamente.

D: I personaggi che crei da dove nascono? Che sentimenti provi per loro?
 

R: I protagonisti sono sempre donne per tutti e 7 i miei romanzi. Mi faccio l'idea di una donna e cerco di volgerla in letteratura. Non provo sentimenti “per” loro, perché cerco d'essere “in” loro, cioè in loro cerco di immedesimarmi.

D: Emozioni e considerazioni. Cosa intendi trasmettere al tuo pubblico?


R: Una storia nuova, piacevole da leggere e da discutere.

D: Che cosa ti piacerebbe fare da grande? Progetti per il futuro?
 

R: Sono già grande. Ho compiuto 50 anni qualche anno fa e per quanto riguarda il futuro continuo a scrivere romanzi, tenendo sempre conto della Fact-Finding Writing.