domenica 9 febbraio 2014

Intervista a Enrico Teodorani

Sul finire degli anni ottanta inizia a muovere i primi passi nel mondo del fumetto, approdando poi alla pubblicazione professionale sui fumetti per adulti “Squalo”. Nella seconda metà degli anni novanta crea quello che diventerà il suo personaggio più famoso, la sexy-pistolera western Djustine. Nel decennio successivo comincia a lavorare come sceneggiatore anche per gli Stati Uniti, fino alla decisione presa di recente di abbandonare il fumetto per dedicarsi alla narrativa, con una predilezione per i noir ambientati nella Romagna rurale del secolo scorso.

Blog dell'autore: http://enricoteodorani.blogspot.it



Il romanzo: Nero romagnolo


Un reduce di guerra, Durìn, ritorna nella sua Romagna ancora in mano ai fascisti e incontra una sua vecchia fiamma, Teresa, che non aveva mai dimenticato.
Questo incontro per entrambi potrebbe significare la salvezza o la rovina.
A deciderlo sarà il piombo, quando il verde della campagna si tingerà di rosso sangue.



Il romanzo si inserisce nel cosiddetto 'ciclo di Durìn', di cui fanno parte anche diversi racconti disseminati su svariate antologie, tutti incentrati sullo stesso personaggio. Per un elenco completo: http://digilander.libero.it/mupis/durin.html





CASA EDITRICE: EF Libri (www.efedizioni.com)
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2014
GENERE: noir
PAGINE: 146
PREZZO: € 10,00

Potete trovare il libro sia nelle librerie che nelle fumetterie (l'editore in precedenza pubblicava quasi esclusivamente fumetti), ma si può anche ordinare sul sito dell'editore: http://www.efedizioni.com/cat140_p158.htm


E ora, le nostre domande…

D: Benvenuto ad Autori Sul Web! Ti va di parlaci un po’ di te in generale?
R: Cesenate (ma nato a Forlì, nel 1970), appassionato di cinema di genere e di musica jazz (ma da ragazzo, sul finire degli anni ottanta, suonavo il basso in un gruppo hard rock), sono un ex sceneggiatore di fumetti che da poco ha cominciato a scrivere narrativa. “Nero Romagnolo” è il mio primo romanzo.

D: Veniamo alla parte letteraria. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: Credo sia stata una conseguenza della mia passione per la lettura. Sono sempre stato un lettore appassionato. Dapprima di fumetti, poi, con l'adolescenza, di romanzi e racconti.

D: Quali generi o autori ti hanno più influenzato?
R: Il primo autore che ho amato profondamente è stato Edgar Allan Poe, forse perché l'ho letto da bambino. H. P. Lovecraft, ad esempio, avendolo scoperto nell'adolescenza, non mi ha fatto lo stesso effetto. Ma se devo parlare di influenze, anche se involontarie, direi Dashiell Hammett, che fu il primo autore di gialli “non all'inglese” che lessi da  ragazzino, e da cui forse inconsapevolmente ho preso un certo minimalismo narrativo, e Richard Matheson, per la ricerca dei finali spiazzanti (anche se questo valeva più per le mie sceneggiature di fumetti). E nel calderone probabilmente cerco di mettere dentro anche il pessimismo di Cornell Woolrich, l'ironia di Raymond Chandler, la violenza di Mickey Spillane, ma non sono scelte ragionate. Un autore, sempre fra quelli letti da ragazzo, che non credo mi abbia influenzato nello scrivere, ma che mi ha insegnato che si possono utilizzare i canoni del noir e dell'hard-boiled in contesti italici, e soprattutto di provincia, è stato Giorgio Scerbanenco: ora sembra quasi banale dirlo, ma quando io ero ragazzino e leggevo gialli difficilmente si poteva vedere un'ambientazione diversa da quella anglosassone (al massimo francese).

D: Passiamo al romanzo. Da dove nasce l’idea? Hai svolto ricerche particolari?
R: Il romanzo è nato un po' per caso, scritto in poco tempo, durante le ferie dell'estate scorsa. Avevo da un po' abbandonato il fumetto e volevo mettermi di nuovo alla prova con la scrittura, ma senza la mediazione di un disegnatore. Così ho cominciato a buttar giù questo romanzo; non ho dovuto fare particolari ricerche, perché ho descritto luoghi e situazioni della mia terra che conoscevo, anche se l'ambientazione temporale (prima metà degli anni quaranta) risale a ben prima della mia nascita.

D: I personaggi che ritrai da dove nascono? Che sentimenti provi per loro?
R: Per il protagonista – soprannome, nome e carattere – mi sono ispirato a un mio prozio, morto a metà degli anni novanta. Tutto il resto è pura invenzione.

D: Emozioni e considerazioni. Quale messaggio intendi trasmettere al tuo pubblico?
R: Un autore non dovrebbe mai dire quale messaggio vuole trasmettere al pubblico (sempre che sia obbligatorio trasmettere un messaggio): la sua opera dovrebbe parlare per lui.

D: Progetti in corso e previsioni per il futuro?
R: Ho scritto diversi racconti, svariati dei quali con lo stesso protagonista di “Nero Romagnolo”, ma ambientati in epoche diverse, alcuni già apparsi su antologie, altri di futura pubblicazione. Ho anche curato tre antologie di racconti noir per la EF Libri, la prima delle quali, “Ventidue Pallottole”, è già uscita. Per il futuro vedrò quali storie avrò ancora voglia di raccontare.