martedì 14 gennaio 2014

Intervista a Erika Corvo


Erika Corvo non è solo una scrittrice. Da giovane era cantautrice e nel 1977 ha pubblicato un album con la Baby Records, sotto la supervisione dei fratelli La Bionda. Al momento sono disponibili su Youtube quattro suoi pezzi: Il fondo della vita, Un paese chiamato Malinconia, Il traditore e Bei tempi, vecchi tempi.
Tra le sue pubblicazioni, invece, ricordiamo “Fratelli dello Spazio Profondo”, “Blado 457 Oltre la Barriera del Tempo”, “Tutti i Doni del Buio” e “Black Diamond”.

Erika ha in programma altre sorprese e novità, ma come suo solito non anticipa nulla…
 
https://www.facebook.com/erika.corvo
 


Il romanzo: Black Diamond 
(II episodio della saga di “Fratelli dello Spazio Profondo”)

Questo lo dedico a me stessa, e a Brian. A tutte le volte in cui sono stata io a credere di non farcela. A tutti i secoli in cui ho avuto soltanto Brian come amico. L'amico più prezioso, che ha saputo infondermi la certezza che ci sia sempre una via d'uscita. Che finché lui fosse riuscito a cavarsela anche nell'impossibile, ci sarei riuscita anch'io.
Grazie, Brian. Ti devo la vita.



CASA EDITRICE: Youcanprint    http://www.youcanprint.it/

ANNO DI PUBBLICAZIONE: (2013)
GENERE: fantascienza
PAGINE: 328
PREZZO: € 19.90


 
“Black Diamond” si può ordinare in tutti i siti di vendita on line, nelle librerie fisiche dei circuiti “La Feltrinelli”, “In Mondadori”, “IBS libri” e “Youcanprint”.

E ora, le nostre domande…

D: Benvenuto ad Autori Sul Web! Ti va di parlaci un po’ di te in generale?
R: Mio padre si divertiva a scrivere poesiole, raccontini, filastrocche e cambiava i testi alle canzoni facendole diventare spiritose. Niente di speciale, ma amici e parenti si divertivano alle sue trovate. Io sono cresciuta sapendo che fosse possibile farlo; era una cosa normale, e credevo che tutti lo potessero e lo sapessero fare. Andavo ancora alle elementari quando ho iniziato a farlo anch’io. E lo facevo bene. Ci sono rimasta male quando ho capito che gli altri, invece, non ci riuscissero.
Scrivere, è sempre stata la mia passione. Ho iniziato col diario, quando ero proprio piccola. Alle medie avevo già scritto varie raccolte di poesie e iniziavo a cimentarmi nei racconti. Ingenui, stupidotti, semplici… ma imparavo cosa si dovesse scrivere, e come farlo sempre meglio. Sono sempre stata spietata con me stessa, non mi sono mai crogiolata pensando di essere brava, se quello che facevo non era perfetto.
I miei non mi facevano mai uscire di casa, e il mio unico svago erano i libri. Ho imparato a leggere molto prima delle elementari, solo perché non sapevo cosa fare. Mio fratello era più grande di tre anni, e andava già a scuola. Quando arrivavano i suoi libri, sussidiario e libro di lettura, lui non li leggeva per tutto l’anno scolastico, io li avevo già letti di nascosto prima di novembre. (“Cosa fai col libro di tuo fratello? Mettilo via che glielo sciupi!” “Ma guardo solo le figure.” Palle. Li sapevo a memoria.)
Va da sé che quando venne il mio turno di andare a scuola, mi annoiassi da matti. Loro leggevano Pinocchio, io leggevo Kipling. Loro leggevano I tre porcellini, io leggevo la vita di Pasteur e i Cacciatori di Microbi. Loro leggevano Piccole donne, io leggevo I Peccati di PeytonPlace e Lolita. Loro leggevano Biancaneve, io ci davo già dentro con gli Urania e con Salgari. Non potrei vivere senza leggere o senza scrivere.
E crescendo… Se il mondo in cui ti trovi non ti piace più, cominci ad inventarne un altro; come i bambini che inventano gli amici immaginari quando non ne hanno di reali. Le favole che ti racconti da sola per riuscire ad addormentarti serena quando ti sei sposata con un poco di buono, disonesto, geloso e violento, giusto per andartene di casa. Per dimenticare il frigo vuoto, il bambino che non ha vestiti e i soldi che non ci sono. Le favole erano così belle che volevo metterle nero su bianco perché non andassero dimenticate. Di nascosto da tutti, ovviamente, perché quando non ci sono i soldi per mangiare, anche comprare i fogli e le biro è una spesa folle. Se l’avesse saputo “lui”, avrebbe bruciato tutto. Ho preso la patente di nascosto, ho studiato di nascosto, ho preso il rec di nascosto… quasi tutto quello che ho fatto, l’ho fatto di nascosto. Come dicevo, i lavori che ho fatto per sopravvivere sono diventati mille. Parrucchiera, cartomante telefonica, vendita porta a porta, baby sitter, dog sitter, stiratrice, cuoca a domicilio, bricolage domestico nelle case altrui, autista privata, ricamatrice, stiratrice, ripetizioni ai ragazzi delle medie, badante, spesa a domicilio e tanti altri. Poi tornavo a casa e spaccavo la legna per la stufa, sbiancavo i muri, costruivo i mobili con sega, martello, cacciavite e black e decker; ho messo insieme un impianto elettrico (facendo saltare tutto in aria un paio di volte, ma sono ancora viva), e ho cresciuto i figli.
Come nelle favole, un giorno il cattivo muore. Piangerlo? Gesù, mi sono messa a ballare! Mia figlia aveva sei anni, e alla notizia della morte del papà, il suo unico commento è stato: "Meno male, non lo sentiremo gridare mai più!"
Anche se la situazione economica era più triste che mai, adesso ero libera. Potevo scrivere in qualsiasi ritaglio di tempo libero!
E riempiendo una riga alla volta, pagina dopo pagina, un anno dopo l'altro, sono venuti fuori nove romanzi: primi tre, definiamoli “sperimentali”; gli altri sei, uno più bello dell’altro. Mai fatti vedere a nessuno: a casa, per i miei figli, erano comunque (ed è così tuttora) tempo perso e risorse sottratte a loro. Gli editori, quelli scritti a mano, neanche li prendono in considerazione.
Quattro anni fa ho trovato un posto come badante presso la suocera di un architetto. Un giorno questi mi dice che, per principio, non legge libri scritti da donne, in quanto li trova troppo melensi e sdolcinati. Gli porto uno dei miei lavori e gli dico: bene, leggi questo, l'ho scritto io. Nonostante fossero più di quattrocento pagine scritte a mano, l'ha letto d'un fiato. Poi mi ha regalato un vecchio computer che teneva in montagna e mi ha detto: copialo e presentalo a qualcuno. È veramente bello.

D: Quali generi o autori ti hanno più influenzato?
R: Eh, bella domanda! Ho letto migliaia di libri di qualunque genere, e non esagero. Fino a sedici, diciassette anni, sono uscita di casa solo per andare a scuola, e tutto il mio tempo l'ho passato a consumarmi gli occhi sui libri che mio padre aveva in casa; fortunatamente una biblioteca ben fornita! Ma da dopo sposata, chi ha mai più avuto i soldi per comprare un libro? Io leggo quelli che gli altri lasciano in un apposito scaffale davanti alla biblioteca comunale, dove si mettono i libri di cui uno si voglia disfare, in modo che qualcun altro possa leggerli invece di buttarli nel cassonetto bianco. Attualmente ne ho in casa solo un migliaio: di più non ce ne stanno. E ogni volta che sbianco i muri devo per forza disfarmi di qualche centinaio di volumi che continuo a portare a casa e accumulo nei mesi . A quali resto più legata? A tutti quelli scritti da Robert Heinlen, Robert Sheckley, Ursula Le Guin, e poi Marion Zimmer Bradley, l'infinita serie degli Urania, la collana Cosmo dell'Editrice Nord, l'esilarante e splendida trilogia del Piccolo Popolo dei Grandi Magazzini, di Terry Pratchett. A tutto quello che hanno scritto Piero Angela, Giovanni Guareschi, Luciano De Crescenzo, Conrad Lorenz,  Kipling, Victor Hugo, Bear Grylls, Valerio Massimo Manfredi, Anthony De Mello, Zacharia Sitchin, Graham Hankhock, Pirandello... E ancora tomi di psicologia, patologia forense, medicina, grafologia, psicologia evolutiva, etologia comparata, astronomia… e come faccio a citare tutti? Solo gli Urania e i Cosmo erano centinaia! Ma anche se la fantascienza è stata il mio grande amore, ho sempre letto qualsiasi, e dico qualsiasi cosa avessi tra le mani. Anche la Bibbia. Quando arrivano i Testimoni di Geova scateno furiose polemiche perché la conosco meglio di loro! Adesso mi stanno alla larga, non trovano argomenti per ribattere!

D: Passiamo al romanzo. Da dove nasce l’idea? Hai svolto ricerche particolari?
R: La fantascienza è un obbligo, se vuoi veramente avere carta bianca. Gli eroi della tv, da più di un trentennio sono poliziotti o banditi, medici, patologi, o avvocati. Chi altro può permettersi avventure vere, con la routine e la burocrazie che ci soffocano? Qualche miliardario annoiato? Non fa per me, grazie. Non so niente di quel mondo, e neanche mi interessa. L'unico "eroe" al difuori di questo contesto, è il Gabibbo! Ma come fai a scrivere un romanzo sulle avventure del Gabibbo? La fantascienza è un bellissimo, immenso foglio di carta bianca. Ti basta un punto di partenza, e tutto il resto glielo costruisci attorno su misura, come un abito di alta sartoria cucito su di una bellissima modella ( ho detto bellissima, non i manici di scopa che si vedono nelle sfilate).
Tutto nasce dal mio mondo reale, popolato di “brava gente” che ha cercato di farmi tutto il male possibile e di reietti della società, che invece si sono fatti in quattro per aiutarmi. Nella mia realtà, i brutti e i cattivi che ho incontrato, avevano solo un aspetto diverso, ma erano esseri dal cuore d’oro. Quelli in giacca e cravatta erano squali assetati di preda. Nel mio mondo di carta ho replicato la realtà, inventando mille mostri dalle forme e dalle peculiarità più svariate, dotati di animo sensibile e grande intelligenza. Nei miei romanzi, di solito sono il genere umano e l’ordine costituito a fare una pessima figura.

D: I personaggi che ritrai da dove nascono? Che sentimenti provi per loro?
R: Riguardo ai personaggi... non fai in tempo a crearli, che prendono vita e comandano loro. È peggio che essere posseduti dal demonio: sei tu, ma dentro di te c'è lui, c'è lei, c'è quell'altro... un vero casino! Mentre stai facendo qualcos'altro, viene fuori uno di loro e ti racconta la prossima scena da scrivere.
Definisco “Fratelli” un romanzo di fantascienza, ma come hanno notato in molti, sì, ci sono le astronavi, ma non è fantascienza. Avrebbe potuto essere ambientato anche tra Milano e Cinisello Balsamo, o tra Roma e Ladispoli, in qualunque tempo e in qualunque luogo. Con automobili, carrozze e cavalli, o bestie inventate dai nomi stravaganti, e la storia non sarebbe cambiata di una virgola. Quindi posso affermare tranquillamente che in realtà non si tratti di un romanzo di fantascienza, e che allo stesso modo non si tratti di un romanzo di fantasy, né di qualsiasi altro genere conosciuto. E’ un racconto e basta, ognuno gli dia pure l’etichetta che gli piace di più. Passo “Blado 457” e “Tutti i doni del Buio” per fantasy, ma in realtà non lo sono. Non hanno ancora inventato una definizione , per questo genere di romanzi… Io li chiamo Reality Fiction. Black Diamond è il secondo episodio della saga spaziale di Brian Black. Ho voluto che ogni romanzo fosse un racconto a sé stante da poter leggere anche senza aver letto gli episodi precedenti, ma i personaggi crescono e si evolvono.
Il personaggio che amo di più, in assoluto, è Brian Black. Cocciuto, ribelle, indomabile, coraggioso, intelligente, determinato, spietato e   crudele eppure profondamente sensibile e umano, alla ricerca di giustizia con il mitra in mano. Un maledetto bandito capace di farsi amare, e un disincantato capace di incantare. Il guerriero dell’impossibile, che ho creato per continuare a combattere tutte le volte in cui sono stata io a credere di non farcela. Per continuare a crederci, lungo tutti i secoli in cui l’unico amico è stato lui. L'amico più prezioso, che ha saputo infondermi la certezza che ci sia sempre una via d'uscita. Che finché lui fosse riuscito a cavarsela nell'impossibile, ci sarei riuscita anch'io. Grazie, Brian. Mi hai salvato la vita. Se non ti avessi creato, avrei dovuto inventarti.

D: Emozioni e considerazioni. Quale messaggio intendi trasmettere al tuo pubblico?
R: Valori positivi: forza, tenacia, costanza, intelligenza, amore, passione, riflessioni, dinamismo, fantasia… anche se il contesto del racconto rimane sempre in bilico sul sottilissimo confine tra il bene e il male. Un contesto in cui ognuno fa le sue scelte, e decide da quale parte stare.
Una bella dose d'azione e di suspense. Niente scappatoie banali da situazioni complicate (la situazione, casomai, si complica ancora di più). Ritmo incalzante, trama serrata e avvincente senza cali di tono.
Personaggi carismatici e intelligenti che combattono soprattutto col cervello, non soltanto con le armi.
Combattimenti credibili, ben realizzati, ben descritti e mai noiosi.
Eroi sfaccettati e tridimensionali che si evolvono e crescono di spessore, senza divisioni nette in "buoni" e "cattivi".
I cattivi possono anche avere, a volte, un cuore d’oro, e le damigelle in pericolo devono cavarsela da sole, tirare fuori le palle e magari impugnare le armi. Nessun eroismo cavalleresco inopportuno e stucchevole, e nessun richiamo a qualcos’altro che abbiate già letto o già visto da qualche altra parte.
Una bella storia d'amore non preponderante: una storia nella storia. Ma niente triangoli/quadrangoli amorosi scontati. Flashback ridotti al minimo indispensabile.
Dialoghi serrati, mai banali; spiritosi e coraggiosi nell'affrontare temi di rilevanza sociale, politica ed etica.
Colpi di scena davvero inaspettati.
Descrizioni accurate ma ridotte all’essenziale; mai soporifere o inutili.
Ambientazioni di fantasy e fantascienza utilizzate al solo scopo di rendere il tutto ancora più spettacolare.
Grande attenzione per i dettagli. Niente è lasciato al caso.
Italiano perfetto.
Sono per i lettori dal palato fino: dicono che sia stata meticolosa, addirittura maniacale nel trattare gli argomenti scientifici, la tattica militare, i temi psicologici, i dialoghi… ed è quello che volevo. Incontestabile. Non ci deve essere un solo errore. Rimaneggiando Black Diamond, sono arrivata a chiedere ad un anatomo patologo la descrizione esatta di un cadavere ritrovato nello spazio, arenandoci entrambi sulla constatazione che ancora non lo sa nessuno, come questo possa presentarsi. Spero che i posteri mi perdonino eventuali imprecisioni, quando si scoprirà cosa succeda ai defunti nello spazio.
Ma nonostante la meticolosità esasperata, rimangono libri per tutti: sono piaciuti alle amiche adolescenti di mia figlia, ai trentenni, ai miei coetanei, e perfino ad un critico musicale in pensione, novantenne.

D: Progetti in corso e previsioni per il futuro?
R: Audiolibri. Finora sono stati denigrati e relegati a prodotto di nicchia per bambini, per non vedenti, o ipovedenti. Secondo me hanno invece un potenziale pazzesco completamente ignorato. Perché, per leggere, bisogna sempre avere le mani occupate da un volume in  carta, da un e-reader o altro? La gente ascolta musica in treno, in metropolitana, in bici, mentre fa palestra, mentre prende il sole, mentre cucina, stira o compie qualsiasi altra attività. Perché non realizzare degli audio books in modo che in tutte queste circostanze, oltre che ascoltare musica, non si possa anche leggere?
Ho realizzato un insolito booktrailer, praticamente un audiotrailer, e altri mi hanno subito imitato. Forse c’è un cambiamento nell’aria, e chi lo sa? Io ci credo. Vedremo. Un audiobook è già in fase di lavorazione, ma per ora non mi pronuncio sul risultato. Se sarà convincente, lo porterò a termine e proseguirò per quella strada.
Ciao a tutti! Grazie per lo spazio che mi avete concesso e il tempo che mi avete dedicato!
Vi aspetto tra pochi mesi per l’uscita del terzo episodio della saga spaziale: “Diamond, il mio Miglior Nemico”
Un bacio dalla vostra Erika.