lunedì 21 ottobre 2013

Intervista a Stefania Trapani



Stefania Trapani, milanese, scrive diari dall'età di quattordici anni, quando inizia ad avvertire il bisogno
di trattenere i suoi veloci pensieri e incanalarli nella direzione del racconto e della poesia. Sposata con Giorgio Molteni, noto violinista milanese, ha due figlie: Giorgia Maria e Giulia Rose. Durante la sua permanenza a Los Angeles, nel 2002, inizia a modificare il suo modo di scrivere, raccontando le sue esperienze non più attraverso la diaristica ma avvicinandosi sempre più alla dimensione del romanzo. Pubblica la sua prima opera nel novembre 2012 con Edizioni Montag, intitolata "Portata dal vento", e la seconda nel 2013, intitolata "Alla fine dei sogni" edita da 0111 Edizioni. Il suo hobby principale è vivere. Si gode la vita giorno per giorno, ama suo marito, gioca con le sue bambine, abbraccia gli alberi. Adora essere in pace col mondo.

http://www.stefaniatrapani.it

http://www.youtube.com/watch?v=FTR5vO8njUA



Il romanzo: Alla fine dei sogni

Michela e Silvia sono inseparabili amiche ventinovenni che nell'agosto del 2010 si trovano ad avere due grossi problemi.
Michela, mamma della piccola Gaia, lotta da nove mesi contro un tumore al seno. Alla fine delle terapie, quando la situazione dovrebbe essere risolta, le vengono diagnosticate tre millimetriche metastasi celebrali. Quando viene a saperlo, Silvia si trova al supermercato e sviene; a seguito degli accertamenti a cui viene sottoposta, scopre di essere incinta.
Nonostante "Alla fine dei sogni" tratti degli argomenti molto impegnativi, quali la malattia, l'aborto, arrivando a spingersi fino ai pericolosi confini della morte, ha comunque un ritmo incalzante, in alcuni punti è anche divertente, come le sue protagoniste che non perdono mai quell’autoironia, fondamentale in questo genere di dramma. Ma questo romanzo è soprattutto la storia di un’amicizia sincera. È proprio per questa amicizia che è nato. Ed è di questa amicizia che vuole parlare.

CASA EDITRICE: 0111 Edizioni http://www.0111edizioni.com
ANNO : 2013
GENERE: Mainstream – narrativa non di genere
PAGINE: 146
PREZZO: 14,50 euro

Il libro è acquistabile sui principali digital store e sul sito dell'editore:

http://www.labandadelbook.it/shop/product.php?id_product=594

E adesso, le nostre domande…

Benvenuta ad Autori Sul Web! Per rompere il ghiaccio, vuoi parlarci un po’ di te come persona?
Sono una persona normale, con una vita normale. Felicemente sposata, con due figlie piccole, scrivo per hobby e lavoro per necessità. Combatto ogni giorno per tenere a galla la piccola azienda a gestione familiare in cui lavoro da sedici anni; il periodo non è dei migliori ma noi non molliamo.

Bene, passiamo alla parte letteraria. Da dove nasce il tuo desiderio di raccontare attraverso la scrittura?
Chi lo sa. Il bisogno di scrivere l’ho sempre avuto. Inizialmente annotavo sui miei diari – ne ho una trentina - tutto ciò che mi capitava, tipo giornalista. Poi, man mano che il tempo a mia disposizione diminuiva, ho iniziato a selezionare gli argomenti, dando spazio esclusivamente agli avvenimenti degni di nota. Alla fine ho abbandonato i diari per scrivere dei romanzi basati su delle esperienze davvero uniche e travolgenti che mi è capitato di vivere.
E dato che per me esistono pochi colori – le sfumature le lascio agli altri - il mio primo romanzo parla di nascita, il secondo di morte.
Il terzo parlerà l’amore.

Quali sono i generi o gli autori che più ti hanno influenzato?
Adoro i grandi classici russi, primo su tutti Tolstoj. Però la vera spinta a scrivere romanzi me l’ha data “Il Giovane Holden”. Leggendo quel libro, scritto con lo stesso strambo linguaggio che probabilmente aveva il suo autore, ho pensato che potevo provare anch’io a mettere giù una storia, nello stesso modo con cui parlavo ai miei diari.
Grazie a quel libro ho capito che non è necessario inventarsi uno stile per poter pubblicare; ciò che conta è avere una storia interessante e una propria voce, magari buffa, ma unica.

Veniamo al romanzo. Come è nata l’idea?
L’idea è nata in uno dei momenti più drammatici della mia vita. La mia più cara amica era ammalata di cancro e io ero incinta di tre mesi. Stavamo entrambe malissimo, per motivi diametralmente opposti, ma la nausea e gli svenimenti erano gli stessi. In quel periodo venne fuori la storia del miracoloso farmaco cubano; per lei non c’era più nulla da fare e ci lasciammo accarezzare dall’idea di affrontare quel viaggio - che sarebbe potuto essere il nostro ultimo viaggio insieme - per recuperare quell’ultima speranza. Ed è proprio per questo che è nato il libro. Per poter realizzare quel nostro ultimo sogno insieme. E per celebrare in grande stile il suo “addio alla vita”.

I tuoi personaggi da dove nascono? Che cosa provi per loro?
I miei personaggi prendono sempre spunto da persone vere. Conosco così tante persone interessanti che davvero non sento il bisogno di inventare. Quindi per loro provo amore, disprezzo, pietà, affetto. Dipende dai casi. Ovviamente per Michela provo un amore smisurato.

Emozioni e considerazioni. Che messaggio vuoi trasmettere al pubblico?
Il mio è un messaggio che per la sua semplicità il più delle volte viene sottovalutato. La vita va goduta nella sua quotidianità.
Non c’è bisogno di grandi emozioni o ricchezze per essere felici! La felicità è nelle piccole cose. Nell’accompagnare le proprie figlie all’asilo, salutarle con un bacio e vedere i loro volti felici. E’ nel tornare stravolti a casa la sera, e poco importa se sembra un campo di battaglia, quella è la propria casa e profuma di noi.
La felicità è lo sguardo di un marito premuroso, il sorriso strappato ad un’amica che in quel momento avrebbe più voglia di piangere, ma ride! La maggior parte delle persone – ci stavo cascando anch’io - realizza queste cose quando non c’è più tempo. Una vita a inseguire chissà cosa, quando ciò che è veramente importante è proprio lì, accanto a noi!
Attraverso la storia – nel libro inventata – di Michela voglio trasmettere proprio questo. L’amore per la propria banalissima vita.

Progetti in cantiere e previsioni per il futuro?
Ho un terzo libro, che però aspetterò almeno un paio di anni prima di pubblicare. Primo perché voglio dare un po’ di respiro ai primi due, usciti a 9 mesi l’uno dall’altro. E poi perché il prossimo libro o lo pubblico con un editore presente nelle librerie oppure me lo tengo nel cassetto. Nulla da dire sui miei editori, persone con cui mi sono trovata benissimo e con le quali si è instaurato un rapporto di affetto e stima reciproca. Ma purtroppo, come tutti i piccoli editori, non entrano nelle librerie.
Ed è frustrante sentirsi dire dai propri amici, che cercano il tuo libro, che non solo non è presente nelle librerie, ma perfino i librai si rifiutano di ordinarlo.