sabato 26 ottobre 2013

Intervista a Candido Bottin


Candido Bottin nasce nel 1965 e risiede a Scalenghe (TO) fin d'allora. Laureato in Architettura svolge la professione di architetto. Grande appassionato di libri, di musica e di montagna ha pubblicato il primo libro “Il Confine” nel 2007 con Boopen editore, a cui ha fatto seguito “La chiesa nuova” nel 2009 sempre con Boopen e “Pianura – Dove tutto ebbe inizio” nel 2013 con Araba Fenice. 

http://candidobottin.blogspot.it


https://www.facebook.com/pages/Pianura-Romanzo-by-Candido-Bottin/128327084034212



Il romanzo: Pianura – Dove tutto ebbe inizio


La storia di un uomo, di una famiglia, di un paese piemontese tra fine '800 e gli anni '60. La vita contadina nella pianura alle pendici del Monviso, l'emigrazione in Argentina, la Grande Guerra, il fascismo, la Resistenza, la ricostruzione, il boom economico. Una saga affascinante che ripercorre la storia italiana attraverso le vicende dello scalenghese Carlo, un uomo di grande coraggio, narrata con passione e precisione storica.




 

EDITORE: ARABA FENICE http://www.arabafenicelibri.it
ANNO    : 2013
GENERE : narrativa
PAGINE  : 285
PREZZO : € 16,00 cartaceo

Il libro è reperibile in formato cartaceo sui principali digital store e direttamente sul sito dell’editore: http://www.arabafenicelibri.it/scheda-libro/bottin-candido/pianura-9788866171386-132477.html

 
Ed ecco le nostre domande… 
 
Benvenuto ad Autori Sul Web! Per rompere il ghiaccio, vuoi parlarci un po’ di te come persona?  

Mi ritengo una persona molto semplice, con solide passioni. Le cose per me più importanti sono la mia famiglia e il mio lavoro di architetto (esattamente in questo ordine), poi viene tutto il resto. Sono un uomo di pianura, ma amo molto la montagna e le cose semplici di tutti i giorni. Da un po’ di tempo cerco di apprezzare tutto quello che di buono viene dal quotidiano, perché ho visto che la vita è troppo breve perché si possa sprecare tempo dietro a inutili e irrealizzabili illusioni. Certo la scrittura mi aiuta spesso a staccarmi dalla troppa routine che ci ingabbia per volare con la fantasia.

Bene, passiamo alla parte letteraria. Da dove nasce il tuo desiderio di raccontare attraverso la scrittura? 

La mia “vocazione” letteraria nasce piuttosto per caso nell’estate del 2007, quando, dopo una vacanza in Friuli, mi venne l’idea di scrivere un breve diario di viaggio per accompagnare le fotografie e, invece, in maniera del tutto inattesa ne uscì il mio primo libro “Il Confine”. Da allora ho scoperto un piacere e una facilità legata alla scrittura che non sapevo di avere e con essa la voglia di raccontare storie, soprattutto del passato.

Quali sono i generi o gli autori che più ti hanno influenzato?

Certamente la narrativa italiana, specialmente quella del dopoguerra, mi ha molto appassionato ed è la parte di letteratura che più ho studiato. I miei modelli sono autori come Mario Rigoni Stern, Nico Orengo, ma anche il primo Mauro Corona. Ultimamente mi piace molto Antonio Pennacchi.

Veniamo al romanzo. Come è nata l’idea?
L’idea del libro è nata nel momento in cui mi sono accorto di avere sottomano un soggetto decisamente interessante di cui conoscevo molte cose. Infatti è una storia vera, basata su un personaggio realmente esistito. Si trattava però di un racconto complesso, lungo novanta anni, con molte cose dentro, così dopo aver fatto esperienza con i primi due romanzi, mi sono messo al lavoro, anche con lunghe ricerche storiche e ambientali. È stata un’esperienza veramente interessante che mi ha aperto anche una visuale del tutto nuova sul territorio dove è ambientata la vicenda, che è anche quello in cui vivo sin da quando sono nato e che proprio per questo credevo di conoscere molto bene e invece non era vero.

I tuoi personaggi da dove nascono? Che cosa provi per loro?
I personaggi nascono dalla realtà quotidiana, perché si tratta di persone reali, in parte veramente esistite e in parte costruite mettendo insieme caratteri di altre persone che comunque ho incrociato durante la mia vita.
Per tutti loro provo grande affetto e simpatia. È un romanzo dove non ci sono personaggi veramente cattivi, anche se non mancano vicende anche intensamente drammatiche.

Emozioni e considerazioni. Che messaggio vuoi trasmettere al pubblico?
È un libro che ha tre protagonisti: Carlo, il personaggio principale, il territorio dove si svolge la vicenda (la campagna Piemontese) e infine la storia (intesa come vicende storiche). Credo molto nel fatto che noi possiamo esistere anche dopo la vita, attraverso la memoria di coloro che verranno dopo di noi. Io ho cercato di fare questo, essere cioè colui che ha trasmesso la memoria di persone che meritano di essere ricordate. Ma vorrei anche trasmettere l’emozione per le piccole cose quotidiane e i luoghi di tutti i giorni, quelli che non osserviamo mai con sufficiente attenzione e che invece possono riservare delle sorprese interessantissime.

Progetti in cantiere e previsioni per il futuro?
In questo momento sto scrivendo racconti più brevi, ma sempre legati alla memoria e alle emozioni del territorio e vorrei mettere mano ad un racconto per bambini di cui so già il titolo “I cani dello Spazio”. Avrei anche in progetto di fare un libro fotografico, le immagini e le parole legate da un unico filo, la passione per la mia terra. Vedremo.