martedì 21 novembre 2017

Intervista a Isabel Giustiniani



Appassionata di Storia, innamorata di Bisanzio. Gestisce il blog Storie di Storia che parla di narrativa e saggistica storica (con spazio dedicato agli scrittori), grandi personaggi e avvenimenti del passato, curiosità e avvenimenti in ambito storico. I suoi libri spaziano dall’antico Egitto (La tomba del canarino, Il marchio di Sekhmet) al Medioriente medioevale (L’ombra del Serpente, Kizil Elma – Storie di Costantinopoli), con puntate nel fantasy (La strega delle nebbie).





Il libro: Il marchio di Sekhmet (Serie File JE60754 spin off)

Una dea senza pietà. Una passione proibita.
Un destino più forte del potere del faraone.

Khemfre è solo un bambino quando lui e il fratello Neferu sono costretti a fuggire dalla capitale del Paese delle Due Terre, la città fondata da Akhenaton. L’assassinio del faraone, infatti, ha gettato pesanti ombre sul padre dei due ragazzi, capitano delle guardie reali.
La caduta del culto monoteistico di Aton, e il conseguente ritorno degli antichi dei, trova Khemfre e Neferu arruolati nelle file dell’esercito del potente generale Horemheb.
Mentre l’ambizioso Neferu prosegue la carriera militare tra i seguaci di Sekhmet - dea della guerra e Signora del terrore e della strage - fino a occupare a palazzo la posizione che era stata del padre, Khemfre abbraccia l’altra anima della temibile dea leonessa: quella di Signora della vita e protettrice dei medici, scelta che lo porterà infine a diventare sunu personale del giovane faraone Tutankhamon.
Ma il destino non concede riscatti e Khemfre lo scoprirà non appena incrociato lo sguardo di Ankhesenamon, la Grande Sposa Reale, venendo trascinato in un turbine di passione e intrighi di corte che metterà in discussione tutto ciò in cui ha sempre creduto.

CASA EDITRICE: Independently published
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2017
GENERE: Narrativa storica
PAGINE: 308
PREZZO: 2,99 ebook; 10,99 volume cartaceo

L’ebook è disponibile su Amazon (https://www.amazon.it/marchio-Sekhmet-File-JE60754-spin-ebook/dp/B077HRC6GJ/)  e può essere letto gratuitamente con Kindle Unlimited.


Conosciamo meglio l’autrice e la sua opera

D: Benvenuta ad Autori Sul Web! Vuoi parlaci un po’ di te in generale?
R: Questa è la domanda per me più difficile, in quanto sono una persona schiva che non ama parlare di sé. Ho cambiato casa, lavoro e vita spesso, ma solo negli anni più recenti – seguendo mio marito nei suoi spostamenti intercontinentali di lavoro – sono tornata ad avere il tempo e il piacere di dedicarmi alla scrittura, che avevo abbandonato poco dopo l’adolescenza. Quando non sono assorbita dalla famiglia, mi tuffo nei libri e nello studio.

D: Trame, personaggi e ambientazioni. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: La mia passione per la scrittura è figlia del desiderio di raccontare storie. Sono da sempre un’avida lettrice, anche di saggistica, e questo mi ha fatto nascere la voglia di raccontare la vita di alcune figure storiche meno famose e di altre, sebbene meglio conosciute, magari un po’ trascurate o trattate in maniera troppo fantasiosa. Le trame delle mie storie hanno infatti una solida ricerca storico-ambientale di base, sulla quale intesso la storia di personaggi realmente esistiti con altri di pura invenzione.

D: Quali generi, autori o situazioni ti hanno maggiormente influenzata?
R: Mi piacciono, da sempre, i romanzi di avventura e in grado di ricreare ambientazioni storiche lontane, sia in termini temporali che di luoghi. Mi sono innamorata, infatti, di scrittori come Gary Jennings con la sua saga de L’Azteco e James Clavell con gli splendidi romanzi ambientati nel Giappone feudale del XV secolo. Al Medioriente mi sono avvicinata, invece, tramite la saggistica.

D: Passiamo al tuo libro. Come è nata l’idea? Hai condotto delle ricerche per scriverlo?
R: Stavo scrivendo il secondo volume della serie File JE60754 (un thriller storico su più piani temporali) e, trattando alcuni capitoli dell’antico Egitto, non ho resistito alla tentazione di creare una storia più ampia e dedicata ad alcuni personaggi che, per esigenze di trama del detto volume, venivano appena sfiorati. Da questa “interruzione” sono nati due romanzi: La tomba del canarino, diventata il prequel della serie, e Il marchio di Sekhmet, uno spin off. Diciamo che è stata proprio la ricerca storica, e l’interesse che ne è nato per il periodo, a spingermi a scrivere qualcosa di più di quella manciata di capitoli che era stata preventivata inizialmente.

D: A chi ti ispiri quando crei i tuoi personaggi? Cosa provi per loro?
R: Trattandosi di romanzi storici, mi ispiro ai personaggi realmente esistiti, cercando di mantenere i miei characters più aderenti possibile al vero o, quantomeno, allo spirito del tempo. Per loro provo una certa pacata affezione. Li seguo da lontano e li lascio vivere di vita propria.

D: Quando ti siedi a scrivere una storia, tracci prima una scaletta o segui piuttosto un’idea? 
R: Traccio sempre prima una scaletta, anche se molto lasca. Con i romanzi storici ci sono avvenimenti fissi, tempistiche e date da rispettare. Se, ad esempio, un dato personaggio è morto fanciullo, non si può fargli avere 5 mogli e una lunga dinastia anche se, mi capita di vedere in alcuni romanzi, questo accade. Preferisco mantenermi fedele alla storia conosciuta e alle conseguenze di certi avvenimenti, magari approfondendola come meglio posso, e lasciarmi campo libero nell’interpretazione della vita dei comprimari. Il bello della Storia è che, approfondendola, si scopre spesso come superi qualsiasi fantasia e riesca ed essere avvincente.

D: Emozioni e considerazioni. C’è un messaggio che vuoi trasmettere al tuo pubblico?
R: Il messaggio che voglio trasmettere è quello di non fermarsi mai al luogo comune o alla superficialità con la quale nei secoli sono state cucite addosso etichette a determinati personaggi. È bene guardare agli avvenimenti con cognizione di causa del contesto nel quale sono avvenuti e, magari, da “un’altra prospettiva”. Proprio su quest’ultima idea è nato il personaggio fantastico del Serpente, filo conduttore della serie File JE60754: occhi “alieni” con i quali guardare alle nostre umane vicende, dalle gloriose alle più infamanti.

D: La tua opinione su e-book, social network e blog: strumenti utili o dispersivi?
R: Strumenti senza dubbio utili per la condivisione e propagazione delle informazioni. Trovo che l’avvento del digitale abbia dato un incremento al volume medio dei libri letti (ovviamente tra coloro che già erano lettori in partenza. Purtroppo l’Italia continua a detenere un triste primato di non lettori).

D: Prossimi progetti, o lavori in fase di realizzazione?
R: Portare avanti questo benedetto volume due della serie File JE60754 anche se mi frulla in testa una digressione su Tamerlano e pure un’altra storia. And so on, so on…

martedì 31 ottobre 2017

Intervista a Claudio Bovino



Nasce a Napoli il 7 marzo 1969. Nel 2002 si trasferisce da Aversa a Milano, dove attualmente lavora e vive con la moglie e tre figlie. Nel 2010, gli è stato conferito dall'amministrazione comunale di Aversa il “Premio di cultura Tiberio Cecere” per la sua tesi di laurea su Nunzio Pelliccia, giurista del ‘500. Avvocato, insegna diritto ed economia negli istituti superiori di Milano e provincia. Impegnato sul versante della tutela ambientale, negli anni '90 è stato responsabile della sezione del WWF di Aversa mentre nel 2004 ha conseguito il master in Gestione e Recupero delle Risorse Ambientali presso l’Università di Milano Bicocca. Dal 2005, per il gruppo editoriale Wolters Kluwer Italia (Ipsoa, Indicitalia, Utet, Sistema Leggi d’Italia), ha scritto poco meno di un migliaio di articoli giuridici per riviste digitali e cartacee (in prevalenza, su ambiente e diritto Ue), un libro e tre ebook. Ama il cinema e i fumetti e nel (poco) tempo libero disegna, dipinge e fa interviste per il Bollettino dell'AMys, l'Associazione culturale dei Nipoti di Martin Mystère. Ha pubblicato: con Delos Books mini-racconti in alcune “Antologie 365...”, su Robot, nella Writers Magazine Italia e nella raccolta Tutti i mondi di Mondo9; con dBooks, il racconto fantascientifico Trumpland nell'antologia Trumped; in ebook, con Delos Digital, il thriller Il canto della capinera nella collana Delos Crime e gli episodi L’adunanza delle sirene e Ragnarok and roll (con Paolo Ninzatti) per la serie Urban Fantasy Heroes.

Il Blog di Claudio Bovino - Cronache di Ecotopia (blog professionale IPSOA su tematiche ambientali): http://claudiobovino.postilla.it/


Il libro: Ragnarok and roll (5° episodio della seconda stagione Urban Fantasy Heroes)

Odense e l’isola di Fionia fanno da sfondo a un romanzo unitario composto da due storie parallele e tra di esse complementari in cui ci vengono narrate, da un lato, le vicende di uno strano essere marino, senza memoria e dalle fattezze mostruose, che procede verso la città danese guidato da una voce che risuona nella sua testa, e dall'altro lato, la storia di Marziangela, una tastierista danese oriunda italiana, che vorrebbe solo suonare la sua musica e riuscire a trovare il modo per annunciare al suo ragazzo una bella notizia ma che, ben presto, invece, si ritrova al centro di una girandola di eventi magici e di rivelazioni che le sconvolgeranno letteralmente la vita. Mentre Marziangela si appresta ad affrontare la sua prima grande prova, guidata da una misteriosa divinità norrena, la potente holding multinazionale Pandora trama nell'ombra. Ragnarok and roll introduce nella serie Urban Fantasy Heroes una nuova frizzante eroina e, allo stesso tempo, segna un importante punto di svolta nella continuity della saga, facendo convergere alcune delle linee narrative tracciate nei precedenti episodi, richiamando alcune vecchie conoscenze e gettando le basi per nuovi sconvolgenti sviluppi.

CASA EDITRICE: Delos Digital http://www.delosstore.it
ANNO DI PUBBLICAZIONE: (2017)
GENERE: (Urban fantasy, Young adult)
PAGINE: (66)
PREZZO: (2,49 Euro)


Conosciamo l’autore e la sua opera

D: Benvenuto ad Autori Sul Web! Vuoi parlaci un po’ di te in generale?
R: Ciao, grazie! Sono nato nel 1969, nella splendida città di Napoli dove ho anche studiato all'Università di giurisprudenza e lavorato per qualche tempo come avvocato. Sino al 2002, però, ho vissuto ad Aversa, prima contea normanna in Italia, dove vive la mia famiglia, dove ho compiuto i miei studi classici e ho ancora tanti amici: negli anni '90, in particolare, ho fondato con alcuni di essi la sezione di Aversa del WWF e ho fatto le mie prime esperienze di volontariato attivo sul campo. L'ambiente è sempre stata una delle mie passioni e ancora oggi me ne occupo professionalmente, grazie alle mie collaborazioni con il gruppo editoriale Wolters Kluwer per il quale nel corso degli ultimi 12 anni ho scritto moltissimo, tra un po', credo, arriverò a mille articoli tecnico-giuridici, ho perso il conto. I temi trattati sono prevalentemente ambientali, comunitari e inerenti alla tutela della privacy. Mi piace viaggiare e in tanti mi dicono che ho un carattere solare: in effetti, ho sempre preferito sorridere alla vita e affrontare ogni giorno con ottimismo e curiosità. Da quindici anni ormai vivo a Milano, con mia moglie e tre bambine e, come si può capire, da questo punto di vista ho una vita molto “intensa”: tra gli articoli da scrivere, l'insegnamento del diritto e dell'economia alle superiori e la famiglia... il tempo libero che rimane è davvero poco, e quando riesco a liberarmi da impegni leggo, esco, faccio un po' di sport con qualche amico, guardo un film o disegno. Per la scrittura di storie e racconti gialli o fantastici, alla fine, non rimane che la notte con le sue suggestioni e il suo mistero...

D: Trame, personaggi e ambientazioni. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: Andando indietro nel tempo, penso che l'amore per la scrittura sia nato innanzitutto grazie a mio padre, grazie alla passione con cui, quando ero alle medie o ai primi anni del liceo, leggevamo o scrivevamo insieme delle poesie o quando mi aiutava a fare i compiti e mi ricordava l'importanza di utilizzare sempre il vocabolario, per scoprire il significato delle parole. Parimenti la passione per il narrare nasce dal racconto dei mille arresti di criminali – pericolosi o di mezzatacca - che ha fatto nella sua carriera di sottufficiale dei carabinieri in giro per l'Italia, ma soprattutto quando era in Sicilia e in Campania, dalla metà degli anni '50 sino agli anni '70. Ma l'amore per la scrittura è anche la conseguenza naturale della passione per la lettura, per il cinema, pure quello di serie B, così come per le serie tv oltre che per i fumetti e per i giochi di ruolo. Da questo crogiuolo di stimoli e passioni sono nati i miei personali mondi immaginari che ben presto ho cominciato a desiderare di mettere su carta. E così, nell'andar del tempo, ho delineato tante trame e personaggi che, però, sono per lo più ancora nella mia testa o nei miei appunti. Come dicevo prima, scrivo moltissimo ogni settimana, anche se gli argomenti di cui mi occupo sono tecnico-giuridici: si tratta comunque di un esercizio utile per l'organizzazione del pensiero, per la manipolazione, l'ordine e la comprensibilità del testo, anche se scrivere racconti o romanzi è un'altra cosa.  Il sogno di scrivere, poi, l'ho condiviso con gli amici Diego del Pozzo e Claudio Barbagallo, con i quali, in modi e tempi diversi, ho avuto la possibilità di collaborare. Per cominciare davvero a scrivere racconti di genere, da proporre a un editore, lo sprone è venuto sia dai contest letterari proposti da Franco Forte e dalla sua redazione sul forum del Writers Magazine Italia – piazza virtuale che ha anche propiziato la nascita e il contatto con con molti autori – sia dalle interessanti presentazioni di libri tenute all'Admiral Hotel di Milano da Andrea Carlo Cappi, Stefano Di Marino e Giancarlo Narciso (con le divertenti incursioni di Andrea G. Pinketts), che mi hanno anche consentito di fare amicizia con scrittori quali Marco Donna, Francesco G. Lugli, Luigi Lo Forti, Emanuele Manco e tanti altri. Di Franco Forte ho anche seguito un workshop di scrittura creativo nell'ambito della manifestazione Stranimondi 2016. Grazie allo scambio avuto con tutti loro, ai loro consigli e ai loro suggerimenti, mi sono fatto coraggio e ho iniziato a scrivere finalmente i miei primi racconti.   

D: Quali generi, autori o situazioni ti hanno più influenzato?
R: La mia prima passione erano e sono ancora oggi i fumetti: ho cominciato con Topolino e Il Giornalino, Soldino, Geppo e Nonna Abelarda e poi sono passato ai Bonelli – praticamente leggo e colleziono tutti i personaggi della casa editrice di via Buonarroti, e tra questi c'è il mio preferito di sempre, Martin Mystére –, sino ad allargare il campo ad autori francesi e americani. Dopo un po' è arrivata la fantascienza di Urania – in testa alla mia classifica degli autori ci sono Asimov, Farmer, Bester, Brown e Dick –, seguita da Segretissimo e dai Gialli Mondadori. Leggo di tutto, dalle riviste scientifiche ai romanzi storici, così come sono un appassionato spettatore di film d'azione e di avventura, di fantasy e fantascienza: in primis, ci sono le grandi saghe cinematografiche di Indiana Jones, Star Wars, Star Trek, il Signore degli Anelli – di Tolkien credo di avere tutto quello che è stato pubblicato in Italia – , Bond, Ritorno al futuro e i vari cinecomics. In passato, mi sono anche “nutrito” abbondantemente di thriller, western, film di pirati e peplum. E poi ci sono le serie di telefilm, in particolare quelli americani. Tutti questi autori e generi mi hanno influenzato e sono i miei punti di riferimento quando scrivo.

D: Passiamo al libro. Come è nata l’idea? Hai condotto ricerche per scriverlo?
R: Devo dire innanzitutto che sono davvero soddisfatto di come è venuto Ragnarok and roll e spero che in molti amanti dell'urban fantasy lo leggeranno: sono certo che non ne saranno delusi. Il nucleo originario del racconto è frutto del talentuoso Paolo Ninzatti, che aveva scritto un testo di per sé finito e lo aveva inviato al contest indetto da Emanuele Manco. Potremmo infatti definire la saga di Urban Fantasy Heroes – di cui Ragnarok and roll è il 15° episodio – come una serie social, dato che Emanuele ne ha scritto l'episodio pilota, al quale per ambientazione, stile e contenuti, le successive “puntate” devono ispirarsi, sviluppandone la trama. Volendo sintetizzare, Emanuele e Franco Forte chiedevano a chi volesse cimentarsi con la serie di proporre un racconto che avesse questi elementi fondamentali: un proprio eroe o eroina, una città che fosse quasi un altro protagonista, e il rispetto del tema portante, cioè la minaccia di una invasione nella nostra realtà da parte di una genìa di demoni identificabili con gli esseri mitologici del passato, dimoranti in una dimensione parallela e che a tal fine sfrutterebbero come gate i moderni dispositivi tecnologici quali usb e pc. Alla storia scritta da Paolo, dunque, incentrata sulle vicende della bella Marziangela, danesina di Odense figlia di italiani immigrati in Danimarca, ho aggiunto la parte relativa ad Oscar Tarallo, che compariva come cattivo nell'episodio immediatamente precedente scritto da me, “L'adunanza delle sirene”. Con Paolo abbiamo condotto un lavoro a quattro mani che ci ha entusiasmato e divertito, cercando in primo luogo di dare uniformità alle due parti. Le ricerche fatte per preparare il romanzo sono innanzitutto quelle relative allo studio degli episodi precedenti della serie. Dopo aver letto quanto aveva già scritto Paolo, ho pensato che andasse bene ma che bisognasse immergere il tutto ancor di più nella continuity della serie. Ciò mi ha portato a redigere una vera e propria guida di tutti i personaggi apparsi sino ad ora, una sorta di bibbia nella quale ho riportato tutte le loro caratteristiche fisiche, le loro motivazioni, i buoni e i cattivi, le diverse “organizzazioni” che agiscono nei vari episodi, le location e i differenti poteri magici, gli eventuali schieramenti nonché i punti nodali di ognuno dei precedenti romanzi di UFH. Fatto questo lavorone, il resto è stato relativamente semplice: le idee sono venute fuori più semplicemente ed è stato più facile fare citazioni e rimandi. Un altro momento di ricerca e approfondimento è stato quello richiesto dalle location danesi: qui mi sono venuti in soccorso Paolo Ninzatti, alcune guide reperite in rete e google map, fondamentali. Con Paolo abbiamo scelto i luoghi che ci sono sembrati più adatti per ambientare le varie scene. Inoltre, sono riuscito a coinvolgere molti degli autori dei precedenti episodi in una sorta di writing room ispirata al modo di lavorare degli sceneggiatori delle serie tv made in USA. Ringrazio in particolare Andrea Ferrando (La bestia immonda, UFH n. 11), Valeria Barbera (Eroe in prova, UFH n. 10) e Oriana Ramunno (Gli dei di Akihabara, UFH n. 4), che hanno riletto il racconto, indicando refusi e passaggi da rivedere o da rendere più scorrevoli, con uno straordinario, generoso, spirito di collaborazione e scambio.

D: A chi ti ispiri quando crei i personaggi? Provi qualcosa per loro?
R: I mie personaggi sono un mix di realtà e finzione, che trae spunto dal mio stesso sentire, da quello che vedo ogni giorno e dai tanti modelli offerti dalla fiction, nelle sue varie forme, dal fumetto al cinema, passando per i romanzi e il cinema. Ci sono molte cose della mia vita personale nei miei precedenti racconti lunghi come nel “Il canto della capinera” - in cui il protagonista ha svolto volontariato in un'associazione ambientalista, come me – oppure come ne “L'adunanza delle sirene”, dove il protagonista è uno studente in giurisprudenza iscritto alla Federico II di Napoli, Università da me frequentata. Peraltro, entrambi i racconti sono ambientati in Campania e li ho “popolati” di personaggi che almeno in parte sono ispirati ad amici o conoscenti. Sono delle mie creature e certamente nutro simpatia nei loro confronti, o avversione, qualora siano espressione di malvagità o aspetti negativi della specie umana.

D: Quando ti siedi a scrivere una storia tracci una scaletta o segui piuttosto un’idea? 
R: Comincio da un'idea, da alcune scene, e poi delineo una scaletta, assolutamente indispensabile, altrimenti, per il tipo di storie in cui mi sto cimentando ultimamente, mi perderei. Posso lavorare senza scaletta per un racconto molto breve, dove tutto può giocarsi, ad esempio, su un colpo di scena finale. Ma per un racconto lungo o per un romanzo, ritengo di aver bisogno di una sequenza più o meno dettagliata degli eventi: più è precisa, meno problemi ho in fase di scrittura.    

D: Emozioni e considerazioni. C’è un messaggio che vuoi trasmettere al tuo pubblico?
R: ...Le due storie procedono in parallelo e sembrano essere accompagnate da due registri musicali diversi: al ritmo fresco e incalzante che scandisce gli eventi della storia di Marziangela, veloce come un concerto rock, fa da contrappunto la musica sinfonica che accompagna il “mostro” ad ogni suo apparire, indicato dai differenti nomi “operistici” dei paragrafi.

D: L’opinione su e-book, social network e blog: strumenti utili o dispersivi?
R: Sono sicuramente strumenti e mezzi utili, ormai irrinunciabili, da affiancare a quelli più tradizionali: un ebook non può sostituire un libro, una conferenza o una bella chiacchierata non possono essere sostituiti da un social o un blog, sono solo ulteriori mezzi di scambio e condivisione da utilizzare cum grano salis.

D: Prossimi progetti o lavori in fase di realizzazione?
R: Il prossimo anno dovrebbe vedere la luce un racconto per la collana Delos Passport curata da Fabio Novel. Sono al lavoro da tempo a un nuovo racconto con Davide Fasano, il protagonista de “Il canto della capinera” (che comunque è già ricomparso nello spy-story “Ebano e avorio”, racconto segnalato dalla giuria del Premio Segretissimo 2017) e a un romanzo da proporre a Segretissimo, ma non so quando li finirò. Poi ci sarebbe un romanzo di fantascienza in corso di lavorazione. Inoltre, la collaborazione (e l'amicizia) con Paolo non finisce qui e se riusciamo a.... insomma, questa è un'altra storia, rimanete sintonizzati! Grazie per l'attenzione e buona lettura!     

martedì 7 febbraio 2017

Intervista a Patrich Antegiovanni



Nato a Rho (MI) nel 1980 tra i fumi del boom industriale, a quattro anni è stato catapultato nell’Appennino umbro-marchigiano. L’incontro fortuito con un lupo lo ha avvicinato alla prima passione, la natura. Crescendo è stato ammaliato dall’altro grande amore: l’arte e i libri. Ha assecondato bellezze ambientali e bellezze umane conseguendo prima la maturità classica e poi la laurea in Scienze Naturali, disciplina trait d’union tra la vita (biologia ed ecologia) e la morte (geologia e paleontologia) che ne studia le relazioni interconnesse. È sposato e ha una bambina di pochi mesi. L’attività lavorativa è sempre stata caratterizzata dai due capisaldi: consulenza ambientale, ricerca in ambito scientifico per privati ed enti pubblici e collabora dal 2008 con la moglie nella gestione di uno studio bibliografico. Grazie alla conoscenza di campi diversi quando scrive interseca gli stili, dal linguaggio scientifico a quello letterario o legale per cercare di ottenere storie dettagliate e coinvolgenti. Dal 2012 si è trasferito nella campagna di Bevagna, in Umbria e lo studio del territorio e l’approfondimento della tecnica hanno disseppellito dal humus interiore l’opera prima: L’Altare dell’Abisso.

Facebook: https://www.facebook.com/PatrichAntegiovanniAutore/


Il libro: L’Altare dell’Abisso (primo di una trilogia)



Bevagna, nella tranquillità apparente della piana umbra, dove il Lago Aiso si incastona tra i campi, la vita di Fedro Soli, un trentenne di Parma, proprio non va: il lavoro, l'aspirazione, i litigi con la moglie Amalia e la paternità non voluta. Ma nulla è come crede.
In pochi giorni Fedro passerà attraverso una scomparsa, un omicidio, antichi tomi di alchimia, personaggi coloriti e una mescolanza di religioni fino ad affrontare l’Ordine degli Adepti e il suo scopo finale. Invischiato, senza poter scegliere, in forze oniriche ed ermetiche, nella potenza dell’amore e del fascino esotico. Ma disperazione infonderà coraggio e istintività provocandolo affinché concluda il percorso di metamorfosi e abbia la sua personale, al contempo dolorosa, rivelazione.
Anche per il lettore dell’Altare dell’Abisso nulla sarà come sembra, sballottato tra bugie e verità, colpi di scena e ribaltamenti, finta stasi e strappi improvvisi, archeologia indigena e futuro universale. Il mix deflagrante che rende questo mystery thriller un romanzo d’assaporare fino all’ultima sillaba.

“Mutamento, fuoco che non brucia né distrugge, putrefarà, corromperà, genererà e perfezionerà. Nero tramuterà in bianco prima, in giallo poi e partorirà rosso. Fuoco umido di quattro colori, le fiamme che compiranno l’Opera.”

CASA EDITRICE: Self publishing
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2016
GENERE: Mystery Thriller
PAGINE: 376
PREZZO: ebook € 3,99 cartaceo € 16,49

Il libro è scaricabile dai seguenti siti

Amazon: http://amzn.to/2j1DsOE
Apple iBook store: http://apple.co/2jxgwXT
Google Play store: http://bit.ly/2jxnqvZ
Kobo: http://bit.ly/2j84Yfz
IBS: http://bit.ly/2j6RosI
Mondadori store: http://bit.ly/2igET9D
laFeltrinelli: http://bit.ly/2igvtv3
e tutti i maggiori store online.

Streetlib http://bit.ly/2javHIK
 

Conosciamo l’autore e la sua opera

D: Benvenuto ad Autori Sul Web! Vuoi parlaci un po’ di te in generale?
R: Grazie, mi fa molto piacere essere ospitato e intervistato da “Autori sul web”. Anche scrivendo cerco di far scomparire l’autore in modo che i personaggi parlino e si muovano come fossero reali. Parlare di me non è semplice, dipende dalla prospettiva con cui vengo visto a fronte del fatto che per me sono IO, parte di un tutto. La questione è chi sono per gli altri, una cosa molto relativa... come il tutto di prima. Mi spiego, per mia moglie sono il marito con cui è cresciuta fin dall’università, per mia figlia di quasi tre mesi sono il padre, anzi per ora sono il giullare che la fa ridere e con cui giocare, per i miei genitori sono io il figlio oramai troppo cresciuto, per i nostri cinque gatti sono il distributore di cibo e coccole. Nel lavoro sono un naturalista, un consulente ambientale e un collaboratore dello studio bibliografico di mia moglie. L’ho lasciato per ultimo, ma per i lettori sono l’autore e spero l’amico che li accompagna dietro le quinte aiutandoli a evadere dalla realtà e dallo stress.

D: Trame, personaggi e ambientazioni. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: Ho sempre scritto, ma non mi ero mai cimentato con un romanzo, mancava l’inspirazione. Quando nel 2012 io, mia moglie e tre gatti ci siamo trasferiti dalla periferia di Assisi a Bevagna, nella valle umbra, spesso mi trovavo a guardare dal giardino, o dalla finestra la campagna che mi circonda. All’inizio ho notato l’armonia, l’equilibrio e il lavoro nei campi, ma poi ho scoperto due luoghi interessanti a pochi passi da casa, due risorgive sconosciute ai più, una è addirittura un lago profondo tredici metri. Proprio il Lago Aiso, è tristemente famoso nella zona e in internet per le leggende, è circondato da un alone di mistero, ma è anche un SIC, ovvero un Sito di Interesse Comunitario dal punto di vista naturalistico lasciato un po’ abbandonato dall’incuria. Questo lago è citato nella cartografia antica a volte con il toponimo Aso proveniente dall’Umbro e sta per ara, altare, in altre carte come Abisso, come tutt’ora lo chiamano gli abitanti per la credenza che non ha fondo. Per il titolo del romanzo ho preso spunto proprio dal gioco dei due toponimi. L’altro luogo è l’Aisillo Fanelli, ovvero una piccola risorgiva che nasconde sotto le sue acque un luogo di culto romano e forse Umbro lasciato al buon cuore del proprietario. La prima ispirazione è nata così e poi ci sono i libri antichi con cui lavoriamo e così dallo studio dell’alchimia ha preso forma l’idea di far diventare una campagna bucolica e idilliaca l’ambientazione di un thriller.

D: Quali generi, autori o situazioni ti hanno più influenzato?
R: Sono una spugna e ho assorbito tutto ciò che ho letto fin da quando il Patrich ragazzino ha scoperto per la prima volta cosa fosse una cassa di Rum e un libro con “L’isola del tesoro”. Dopo, con gli anni sono passati molti scrittori che ho apprezzato e da cui ho cercato di assorbire il più possibile, spaziando nei secoli e nei generi, si va da Tolkien a Martin, da Verne a Salgari, dalla Radcliffe a Poe, dalla Christie a Moravia, da Verga a Steinbeck, da Orwell a Eco, da Golding a Baricco, da Collins a Sue, da Zola a Balzac, da Huxley a Capote, da Hesse a Marquez e ancora potrei andare avanti a lungo e ti ripeto quelli citati sono solo una parte e gli autori non citati sono altrettanto importante per me, ma vorrei aggiungere anche altri scrittori che si sono occupati e si occupano di tematiche diverse, non romanzi, ma saggistica e che per me sono molto fondamentali parlo di Dawkins, di Darwin, della Carson, di Ajahn Sumedho, di Ajahn Chah, Tich Nath Han, Kalu Rinpoche e anche qui tanti altri.

D: Passiamo al libro. Come è nata l’idea? Hai condotto ricerche per scriverlo?
R: Non sono tante le caratteristiche che mi accomunano al protagonista, ma anche io tra Bevagna e Foligno ci sono finito per caso. Con mia moglie venivamo d’Assisi e cercavamo un posto dove vivere, ci siamo innamorati di questo borgo e della sua campagna. Dopo il trasferimento i primi tempi era tutto una scoperta, la gente è molto genuina e iniziai a informarmi del luogo e delle leggende. Come spesso succede chi nasce in un territorio non sente l’energia o non vede ciò che viene visto e sentito da chi ci vive da poco tempo, ciò che è normalità per l’uno diventa la novità e una risorsa per l’altro. Fui così incuriosito e ammaliato da Bevagna, come dalla sua gente e dalla sua storia, nei secoli è passata da centro di culto per gli Umbri alla grandezza nel commercio fluviale che visse nel periodo Romano fino ad arrivare al piccolo borgo di stampo medioevale quale è oggi. L’Altare dell’Abisso è nato dallo studio del territorio, della sua natura, delle eccellenze eno-gastronomiche e delle sue particolarità intrinseche. La curiosità mi ha portato a indagare e a scoprire che alcune di queste erano uniche, infatti molto di ciò che ho scritto è reale, romanzato come ovvio.

D: A chi ti ispiri quando crei i personaggi? Provi qualcosa per loro?
R: Nel romanzo sono confluite le conoscenze, le mie passioni e le persone incontrate nella vita. Come ha detto più volte Carlo Verdone nelle sue interviste, anche per i miei personaggi ho preso spunti qua e là da persone realmente conosciute accentuandone alcune caratteristiche e mantenendo sempre l’equilibrio per farli sembrare reali. Prima di farli muovere, insomma dargli vita, ho dovuto conoscerli io per primo con degli identikit e scrivendo le loro storie nelle schede personaggio. Ci sono eventi delle loro vite che conosco solo io e non sono entrati nel romanzo, ma hanno aumentato il feeling. Questa consapevolezza, alla fine reciproca, è stata molto difficoltosa. Con tutta sincerità costruendoli ho avuto attriti con tutti i personaggi principali e proprio per il fatto di essermi scontrato con ognuno di loro alla fine li ho apprezzati per diversi aspetti.

D: Quando ti siedi a scrivere una storia tracci una scaletta o segui piuttosto un’idea?
R: Per l’Altare dell’Abisso ho seguito un percorso diverso. Ho iniziato avendo in mente due scene e degli studi sul territorio, poi sono passato alle schede personaggio per ognuno dei principali e alcune sono di dieci pagine A4, poi ho stilato un’idea di scaletta e sotto con la scrittura. Dopo la prima stesura ho riscritto più e più volte i vari capitoli affinando così la scaletta. Alla fine ho consegnato tutto a un editor freelance ed eccomi qua.

D: Emozioni e considerazioni. C’è un messaggio che vuoi trasmettere al tuo pubblico?
R: Guardarsi dentro e la forza del cambiamento. Sono convinto che all’interno di sé c’è già tutto, esiste la risposta per ogni domanda come esiste la felicità. Abbiamo già tutto e non c’è bisogno di andare a cercare fuori nulla. Le amicizie, gli amori, i legami possono iniziare ed esistere solo se si è nella condizione interna per accoglierli. Per quanto riguarda il cambiamento mi piace citare una frase di Siddhārtha Gautama per me esplicativa: “Non c’è niente di costante tranne il cambiamento.”

D: L’opinione su e-book, social network e blog: strumenti utili o dispersivi?
R: Da collaboratore di uno studio bibliografico di libri di carta ho capito tardi, ma l’ho capito, l’importanza dell’e-book, sia per quanto riguarda il rispetto per l’ambiente, ma anche per la possibilità di riuscire ad avere molti libri in un piccolo spazio. Ho capito pure che e-book e cartaceo possono non essere concorrenti, ma andare su due binari paralleli senza che uno causi l’estinzione dell’altro. I social e i blog sono molto utili se usati con equilibrio. Aggiungerei pure che ho deciso di autopubblicare il mio libro in modo che io e lui possiamo essere artefici del nostro cammino nella più completa libertà e indipendenza.

D: Prossimi progetti o lavori in fase di realizzazione?
R: Certo, non ho mai smesso di scrivere, ho già iniziato il continuo di L’Altare dell’Abisso, non posso far poltrire i personaggi, mi chiedono di mostrare la loro storia.

lunedì 29 febbraio 2016

Intervista a Celeste Giampietro Collins



Celeste Giampietro Collins è nata a Matera, vive a Firenze e, dopo la laurea in Lettere, si è specializzata in Archeologia Classica. Ex speaker radiofonica, insegna al liceo, è sposata ed è mamma di due bambini. 
Fashion editor per un’agenzia giornalistica che collabora con la Repubblica, in passato ha scritto articoli di archeologia su varie riviste specializzate. Per la collana YouFeel Rizzoli ha pubblicato il romanzo “Gli uomini preferiscono le dee”. 

“Happiness is so chic” è il suo blog.




Il libro: Gli uomini preferiscono le dee

Carla Russo è un’archeologa precaria con la passione per il rock. Ha una madre invadente che sogna di vederla sposata, una sorella maniaca dell’aspetto fisico e un fidanzato professore che la fa disperare. Ma non c’è problema! Ognuno ha un angelo custode, e se sei un’archeologa il tuo arriva direttamente dall’Olimpo. Nei suoi scavi infatti Carla rinviene una cintura magica, appartenuta alla dea Venere, che rende irresistibile chi la possiede. La sua tranquilla esistenza ne è subito sconvolta: diventa più attraente, comincia a nutrire un’insana ossessione per il miele e i bagni nel latte e, soprattutto, gli uomini non le tolgono gli occhi di dosso. Perché dunque non approfittarne e vendicarsi del fidanzato? Ma si sa: mai scherzare con gli dei, perché potrebbero arrabbiarsi!

“Gli uomini preferiscono le dee” è una magica commedia di equivoci spiritosa e sorprendente, ambientata in una romantica Matera in fermento per la nomina a capitale europea della cultura.



CASA EDITRICE: Rizzoli You Feel http://www.rcslibri.it/youfeel/


ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2016
GENERE: Commedia sentimentale
PAGINE: 113
PREZZO: 2.49 €









Conosciamo meglio l’autrice e la sua opera…



D: Benvenuta ad Autori Sul Web! Vuoi parlaci un po’ di te in generale?

R: Buongiorno! Grazie per l’ospitalità. E’ un piacere e un onore essere intervistata da “Autori sul web”. Sono un’archeologa materana che si è trasferita nella culla del Rinascimento qualche anno fa. Ho sposato un artista statunitense e sono una mamma che lavora. Attualmente coniugo la professione di insegnante liceale a quella di scrittrice e giornalista di moda e cultura per il sito della Repubblica. Parlo inglese e francese e sono un’appassionata di yoga, fitness e cinema degli anni Cinquanta.

D: Trame, personaggi e ambientazioni. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R: Sono una lettrice onnivora e mi è sempre piaciuto scrivere. Da ragazzina tenevo un diario personale e a dodici anni ho iniziato un romanzo, mai terminato. Al liceo mi piaceva comporre poesie, imitando i grandi autori del passato che studiavo appassionatamente, e a diciassette anni ho vinto un concorso radiofonico della Rai con un racconto comico. Da allora non mi sono mai fermata. Ho collaborato con alcuni quotidiani della mia città, mi sono dedicata alla redazione di approfondimenti su riviste di archeologia, e ho scritto due romanzi, di cui il secondo è stato pubblicato da Rizzoli nella collana You Feel.


D: Quali generi, autori o situazioni ti hanno maggiormente influenzata?
R: Amo i classici: la Austen, Balzac, Stendhal, Moravia, ma mi piacciono anche alcuni autori moderni, come Andrea Vitali e Sophie Kinsella. Sono stata folgorata dallo stile asciutto ed evocativo di Baricco in “Seta” e dalle atmosfere alla Fitzgerald nella Parigi degli anni ’20 raccontate da Anne Davis ne “Le mille luci di Parigi”. Dopo aver letto entrambi nello stesso periodo, ebbi l’intuizione di dedicarmi alla scrittura in modo professionale. L’ispirazione per lo stile comico de “Gli uomini preferiscono le dee” nasce dal mio amore per i grandi della commedia all’italiana: principalmente Totò e i fratelli De Filippo.

D: Passiamo al tuo libro. Come è nata l’idea? Hai condotto delle ricerche per scriverlo?
R: L’idea mi è venuta durante un incontro di archeologia. Mentre il conferenziere illustrava in tono monocorde le fotografie dei ritrovamenti di una campagna di scavi, immaginavo che uno di quegli oggetti fosse appartenuto a una divinità e avesse dei poteri magici. La scelta della cintura di Venere è arrivata con le prime ricerche e, nonostante il tono leggero della storia, posso assicurare che, per rendere credibile l’intera vicenda, ho studiato moltissimo. E’ stato come tornare ai tempi dell’Università, quando compilavo le tesi di archeologia da presentare agli esami finali. Il risultato è una storia d’amore disincantata e irriverente, con tanti colpi di scena, che si svolge nelle atmosfere suggestive di Matera e della magica Basilicata.

D: A chi ti ispiri quando crei i tuoi personaggi? Cosa provi per loro?
R: I personaggi nascono dallo studio di chi mi circonda. Sono un’ottima osservatrice e, se sono colpita da un gesto, un episodio o una frase, è molto difficile che me ne dimentichi. In realtà nessuno dei miei conoscenti è la copia di un personaggio, perché mi piace mescolare i diversi caratteri per crearne uno originale. La protagonista del romanzo, Carla, è la fusione di tre mie amiche e della sottoscritta! Quanto alle sensazioni che provo per i miei personaggi, mi sento una mamma che li fa nascere, crescere e, a romanzo finito, li saluta perché siano liberi di esplorare il mondo.

D: Quando ti siedi a scrivere una storia, tracci prima una scaletta o segui piuttosto un’idea? 
R: Sono un disastro nel compilare scalette. Ne scrivo sempre una, ma puntualmente la tradisco perché lo sviluppo della storia spesso mi conduce a scelte che in principio non avrei mai considerato. Sono convinta che la storia e i personaggi si evolvano andando avanti con la narrazione. 

D: Emozioni e considerazioni. C’è un messaggio che vuoi trasmettere al tuo pubblico?
R: “Gli uomini preferiscono le dee” è una commedia, ma ci sono anche spunti seri di riflessione sulla vita, sui rapporti interpersonali, sul bisogno di crescita e di indipendenza che c’è in ognuno di noi. Il mio desiderio è che il lettore possa riconoscersi nelle situazioni paradossali e divertenti che vivono i personaggi, nelle loro piccole idiosincrasie e trarre un incoraggiamento per affrontare con forza e positività gli ostacoli del quotidiano.

D: La tua opinione su e-book, social network e blog: strumenti utili o dispersivi?
R: La tecnologia aiuta moltissimo gli scrittori, che ora possono promuoversi sui social e tramite i blog, raggiungendo i lettori in modi finora impensabili. Da poco ho scoperto la comodità di leggere ebook in viaggio e fuori casa e non potrei più tornare indietro. Il problema è che lo scrittore, per mantenere intatta la sua vena creativa, ha bisogno di silenzio e di uno spazio vuoto ogni giorno, una sorta di lavagna virtuale sulla quale scrivere la storia che vuole raccontare. I social non aiutano in questo, perché tendono ad assorbire energie e a impegnare una mente che dovrebbe restare libera. Ecco perché cerco di essere molto disciplinata nel tempo da dedicare al web.

D: Prossimi progetti, o lavori in fase di realizzazione?
R: Ho appena iniziato la stesura di un nuovo romanzo per la collana You Feel e, ancora una volta, antichità e narrazione si intrecceranno in una miscela esplosiva e divertente.
Grazie infinitamente per lo spazio che mi avete dedicato e auguro ai frequentatori del blog una primavera di letture interessanti e colme di ispirazione!